Sanità: perché è giusta la battaglia del territorio intero sui posti letto.

In questi giorni tiene banco la discussione sui tagli sanitari sia in Consiglio Regionale e nelle Commissioni competenti sia, e soprattutto, nei territori. Sindaci, Consiglieri Regionali, medici, sindacati, partiti politici, associazioni e cittadini, tutti seguiamo con grande preoccupazione ed attenzione gli sviluppi del dibattito intorno alla sostenibilità del sistema sanitario piemontese e alle scelte che è necessario fare per contemporaneamente ridurre il debito della sanità piemontese senza intaccare la qualità dei servizi. Come già avvenuto in altre province, anche nel Biellese è stata convocata la Conferenza dei Sindaci con la presenza dell’Assessore Saitta, in modo che vengano rappresentate alla Giunta Regionale le esigenze del nuovo ospedale e in generale della sanità del nostro territorio. Il Partito Democratico Biellese, che ha condiviso col Sindaco di Biella Cavicchioli e il Consigliere Regionale Barazzotto l’idea di convocare questa Conferenza, intende tuttavia portare un breve contributo rispetto ad alcuni aspetti specifici che riguardano le rivendicazioni territoriali.


Quando c’è una Regione a rischio default e conseguente commissariamento, con conseguenze inimmaginabili per i cittadini, non vi è spazio per i localismi facili. Questa posizione di fondo del Presidente Chiamparino, condivisa dal nostro Cons. Barazzotto, è la posizione ufficiale di tutto il Partito Democratico, quello Biellese compreso. Chi ha la responsabilità di gestire una fase di inaudita crisi finanziaria della Regione non può essere oggi condannato a priori per dover gestire quei tagli che, negli anni scorsi, con grave responsabilità della Giunta Cota, non sono mai stati effettuati, per mantenere relazioni con potentati locali e difendere posizioni di convenienza. Oggi il centrodestra che cerca di cavalcare la paura e le ragioni della protesta verso la Regione è inqualificabile, non credibile, e farebbe meglio a chiedersi qual è la sua parte di responsabilità per il fatto di essere giunti fino a qui. Ma questa è storia e ognuno fa i conti con la propria coscienza.

 

Nel quadro di questa premessa generale, tuttavia, è ancora più opportuno entrare nel merito del Piano Sanitario Regionale e giudicarne gli aspetti che sono oggettivamente mortificanti per il Biellese. Il compito dell’articolazione locale (provinciale, nel nostro caso) di un partito che governa è esattamente quello di indicare ai livelli di governo superiori i problemi del territorio e gli eventuali limiti di provvedimenti che, se assunti, farebbero del male senza risolvere le difficoltà. Ed è giusto che ci si dica, perlomeno, che il tema vero, il più grave e preoccupante, per il futuro del nostro nuovo ospedale come struttura in sé ma anche per la capacità complessiva della nostra provincia di rispondere al bisogno di salute dei Biellesi, è il taglio di 80 posti letto da realizzarsi nei prossimi anni secondo la versione attuale del Piano. Taglio che, ovviamente, è legato alla riduzione del numero di strutture complesse prevista anch’essa nel Piano. Per questo, e non per ragioni diverse, va da sé che si debba rivedere sia il taglio delle strutture complesse sia quello dei posti letto.

 

Il problema legato al taglio dei posti letto è molto semplice. Già oggi, senza dunque contare l’eventuale taglio di 80 posti previsto nel Piano, il Biellese dispone di 49 posti letto in meno rispetto agli standard. Gli standard regionale e nazionale prevedono, rispettivamente, 3,7 posti letto per 1000 abitanti e 3,5 posti letto per 1000 abitanti (è evidente che il criterio regionale, già più restrittivo di quello nazionale, è stato elaborato in deroga a quello nazionale per consentire un taglio di posti letto per il raggiungimento degli obiettivi di contenimento della spesa sanitaria). Ora, se è vero che, allo stato attuale, la Regione dispone, complessivamente, di un numero di posti letto che è maggiore di quello previsto dallo standard nazionale, ed è quindi possibile tagliare secondo norma di legge, è altrettanto vero che il Biellese si trova già ora sotto il livello. È del tutto evidente che un ulteriore taglio di 80 posti letto ospedalieri ci porterebbe ampiamente al di sotto degli standard che la legge stessa, nazionale e regionale, prevede, con il rischio assai grave, per la Regione, che i provvedimenti contenuti nel Piano Sanitario vengano fatti oggetto di ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale (cosa che, per giunta, sta accadendo in alcuni territori). 

 

Per quello che riguarda il taglio delle strutture complesse, da 28 a 22 (o 23?), ci limitiamo a considerare quel che segue. In effetti i parametri nazionali individuano, per alcune strutture complesse, la necessità di bacini più ampi di utenza rispetto a quello rappresentato dagli abitanti della sola Provincia di Biella. Considerate le dotazioni tecnologiche e la qualità e l’innovazione del nuovo ospedale, però, sarebbe interessante se la programmazione regionale decidesse di investire in alcune strutture complesse di quadrante nel nuovo ospedale. Il nuovo ospedale può attrarre, per il suo enorme potenziale di innovazione, i medici migliori. Non si tratta di dover competere con Vercelli, Verbania o Novara: si tratta, al contrario, di mettere una struttura così avveniristica e all’avanguardia a servizio dell’intero quadrante, attraendo pazienti e medici e così apportando benefici all’intera Regione Piemonte.

 

 

 

Paolo Furia, Segretario PD Biellese

Daniela Risso, Resp. Sanità PD Biellese

 

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