In ricordo del partigiano Pittore – un articolo di Wilmer Ronzani

Sergio Rosa Canuto, il partigiano Pittore, è stato un simbolo della lotta contro l'oppressione nazista e fascista, e nella sua vita è stato un esempio di rigore morale e politico, ma anche e soprattutto di umiltà e di altruismo. Ha fatto parte della 109° brigata della dodicesima divisone Garibaldi, sua moglie Rosetta era stata una staffetta partigiana e Pittore è stato l'unico superstite della tragica strage di Salussola. Il 9 marzo 1945 vennero uccisi a Salussola dai nazifascisti 20 partigiani dopo essere stati torturati barbaramente. Fu un delitto crudele e inutile: la sconfitta dei nazifascisti è ormai alle porte. Come disse il Ministro della Difesa, On. Martino, commemorando nel 2002 l'eccidio di Salussola, nella piazza del paese nella quale sorge il monumento che ricorda il sacrificio di questi martiri per la libertà: “Dal ricordo di Pittore emerge la cronaca agghiacciante dei fatti che portarono all'uccisione di quei giovani. Le torture morali e fisiche, inflitte alle vittime prima dell'esecuzione sommaria, toccarono limiti di inaudita ferocia, della quale il trascorrere del tempo non riuscirà a stemperare il ricordo”. Ripiegando dal Monferrato, dopo 40 ore di marcia, il primo marzo la Brigata riposò un'ora, dalle 4.00 alle 5.00 del mattino, presso la Cascina Spinola, tra Bianzè e Livorno Ferraris. Sorpresi nel sonno e circondati dalla compagnia repubblichina Macerata, soverchiante per numero di forze, la Brigata non potè che arrendersi. 
I partigiani catturati furono tradotti prima a Livorno Ferraris, poi al comando tedesco di Tronzano, dove cominciarono le percosse. Dodici furono portati a Vercelli, i rimanenti 21, con il comando tedesco, a Santhià, nella caserma occupata agli Alpini della seconda compagnia Raf. Qui i partigiani furono torturati tra il 5 e l'8 marzo, infine vennero trasferiti al Municipio di Salussola, dove vennero crudelmente torturati dai militi della Montebello e dai Tedeschi. Alle 4.00 del mattino, portato con un primo gruppo nel cortile per essere falciato da una mitragliatrice, Pittore riuscì a liberarsi lottando corpo a corpo con due militi e poi fuggendo per i pendii pieni di rovi sotto una gragnola di colpi. Solo e unico superstite, sentì in lontananza le scariche di mitra e i colpi di grazia: furono uccisi i suoi venti compagni. L'eccidio di Salussola viene ricordato ogni anno e il partigiano Pittore, fino a quando le condizioni di salute glielo hanno consentito, non è mai mancato alla manifestazione commemorativa, che per lui ha continuato a rappresentare, sul piano umano, un momento di grande sofferenza e dolore. Per questo è giusto ricordarlo come un simbolo della lotta per il riscatto morale e civile del paese e della costruzione dell'Italia democratica. Il 18 aprile del 2005 proposi al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi di nominarlo Cavaliere della Repubblica, cosa che avvenne nei mesi successivi. 
Credo che nessuno più di Pittore avesse i titoli per essere considerato Cavaliere della Repubblica Democratica.

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