Contro il femminicidio, il PD è in prima linea

Martedì 14 maggio alle 12,30 il Partito Democratico ha tenuto una conferenza stampa presso il Senato per presentare il disegno di legge contro la violenza sulle donne, che ratifica e rende esecutiva la Convenzione del Consiglio d'Europa su questo tema (la 'Convenzione di Istanbul' del 2011); tra i promotori, l’associazione LibeRe, la cui presidente Anna Maria Serafini già nella scorsa legislatura aveva presentato un ddl sul tema.

Il 'femminicidio' (cioè gli omicidi commessi contro le donne in quanto tali, colpite in quanto e perché donne, quasi sempre per mano di mariti, fidanzati, familiari, ex-partners) è nel nostro paese un fenomeno in drammatica crescita: nel 2012, gli omicidi di donne sono stati 124 (alcune fonti citano un dato anche superiore), e ben 34 solo nei primi mesi del 2013. Per non parlare delle lesioni gravi che non portano alla morte, per le quali si parla di oltre 400 vittime nell’ultimo anno.

E si tratta di omicidi spesso preceduti da continue violenze o atti persecutori (il cosiddetto 'stalking'), talvolta inutilmente denunciati dalle stesse vittime: proprio come nel caso, ben noto nel Biellese, di Debora Rizzato, uccisa a Trivero nel 2005 dopo 11 anni di incubo: una morte annunciata, che nessuno – neppure le istituzioni che avrebbero dovuto proteggerla – ha saputo evitare.

 

Si tratta di una vera e propria emergenza, da affrontare con strumenti incisivi, per individuare le responsabilità, nei casi di mancata o inadeguata protezione, e per mettere in campo rapidamente tutti gli strumenti necessari ad agire con efficacia, sia a livello locale (penso ad esempio al miglioramento dei servizi di ascolto e accoglienza), sia a livello legislativo nazionale: mi riferisco in particolare alla procedibilità d'ufficio per questi reati, per superare la ovvia difficoltà di molte vittime a sporgere denuncia verso un aggressore con cui si trovano a dover convivere.

 

Tuttavia, sarebbe un grave errore considerare il fenomeno solo in una logica di 'ordine pubblico': garantire la sicurezza – delle donne e di tutti i cittadini – è una condizione necessaria, ma non sufficiente a contrastare un fenomeno che è molto ampio (le ondate di femminicidi riguardano tutto il mondo, dall'India al Messico, senza risparmiare i cosiddetti 'paesi avanzati') e soprattutto strutturale, profondamente radicato, e per questo va dunque compreso e affrontato nelle sue cause culturali e sociali, del tutto specifiche rispetto agli 'ordinari' eventi di cronaca nera.

 

E, dal punto di vista culturale, il nostro paese mostra purtroppo una inaccettabile arretratezza: basti pensare agli attacchi, misogini e maschilisti, recentemente sferrati contro le donne che ricoprono ruoli istituzionali di rilievo: episodi erroneamente considerati poco rilevanti, di fronte ai quali ci si limita ad una generica condanna verbale, anziché considerarli il sintomo di una profonda e persistente discriminazione nei confronti delle donne.

 

Per questo considero fondamentale il lavoro di prevenzione, che deve partire dall'educazione al rispetto tra i sessi e alla non-discriminazione di genere: in questo compito, un ruolo fondamentale va attribuito alla scuola, l'unica istituzione in grado di compensare e riequilibrare eventuali situazioni familiari, culturali o sociali inadeguate sotto questo profilo.

Per questo, come ho cercato di fare in passato nel mio ruolo di Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Biella, è necessario che questi temi siano affrontati nelle scuole, sia attraverso l'intervento di educatori specializzati, sia con appositi percorsi di sensibilizzazione e formazione degli insegnanti.

 

Fermare le violenze contro le donne deve diventare, per la società e per la classe politica, una priorità, al di là degli schieramenti e degli steccati ideologici, e questo Parlamento, che vede per la prima volta il 30% di presenza femminile, sembra avere finalmente la sensibilità e l'attenzione necessarie per una azione immediata, forte e condivisa: le numerose iniziative in questo senso, tra cui la lettera al Presidente del Senato firmata da tutti i capigruppo o la proposta della ministra Idem di formare una squadra operativa che coinvolga i ministeri interessati, fanno ben sperare ed avranno tutto il mio appoggio e il mio impegno.


 

Nicoletta Favero

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