Lettera aperta di Nicoletta Favero

Ricevo, da parte di amici, elettori, militanti del mio partito, innumerevoli messaggi colmi di delusione, preoccupazione, rabbia. Sono sentimenti comprensibili, a fronte delle speranze di cambiamento espresse dal paese, della difficilissima situazione politica creatasi dopo il voto, degli errori commessi dal Partito Democratico, su cui pure si appuntavano le speranze di molti. E sono domande che meritano una riflessione e un dialogo approfondito, che sto cercando di portare avanti quotidianamente con chi mi scrive o mi contatta. Vorrei ora limitarmi ad una breve riflessione, partendo dalla constatazione che, come ha ricordato la collega Laura Puppato in Parlamento, la realtà può anche non piacere, ma non si può rifiutare o eludere. La realtà va accettata e possibilmente cambiata, con i mezzi che si hanno, con chi ci sta. E la realtà oggi è quella di un Paese che ha disperato bisogno di un governo che prenda – subito – misure urgenti e necessarie in campo economico e sociale, in una logica di equità, moralità e sobrietà. In particolare, un governo che ponga al centro del suo programma il lavoro, in tutte le sue forme: dal superamento della sempre più estesa precarietà, che colpisce soprattutto il lavoro giovanile, alla tutela delle sempre più ampie fasce di lavoratori non garantiti (autonomi, artigiani, vere e false partite Iva…), alle misure a favore delle imprese, gravate da costi insostenibili (dalla troppo elevata tassazione del lavoro dipendente al costo abnorme dell’energia, tanto per citarne alcuni), al problema drammatico dei crescenti tassi di disoccupazione. Non sarà facile – nessuno può nasconderselo – riuscire, all’interno di un governo che racchiude anime così diverse e spesso contraddittorie, riuscire a dirigere la rotta nella direzione che noi riteniamo giusta, quella per cui i nostri elettori ci hanno votato. Ma ritengo che si debba provarci, con tutte le energie e con tutto l’ottimismo di cui siamo ancora capaci, nonostante tutto. Ho quindi ritenuto di esprimere questa fiducia con il mio voto, in modo convinto e sereno, e di assumermi questa responsabilità di fronte ai miei elettori, anche quelli che, legittimamente, si possono sentire delusi dalle mie scelte e con i quali spero di poter continuare un dialogo franco e costruttivo che sappia discutere nel merito i temi cruciali che la politica dovrà affrontare.

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